Roberto Barni: La scuola delle cose che sono vicine

LA SCUOLA DELLE COSE CHE SONO VICINE

di Roberto Barni

 

dalla rivista

La scuola delle cose, anno I, n. 4,  luglio – agosto 2021

 

Ringrazio gli amici di MUDIMA e il mio amico Roberto Barni per avermi permesso la pubblicazione.

paolo pianigiani

 

 

 

La scuola delle cose che ci sono vicine e che, da trascurate, scopriamo quanto siano vicine ai nostri intimi interessi.

La chiesa di Sant’Ambrogio in via Pietrapiana, vicino al mio studio di piazza dei Ciompi a Firenze, è un’antichissima chiesa, una delle prime di Firenze, una che nel tempo ha subito grandi rimaneggiamenti. Sulle sue pareti appaiono molti affreschi torturati e fra questi un bel volto del Maestro di Figline. Molti artisti sono passati da questa chiesa e alcuni vi sono anche stati sepolti, come il Cronaca e il Verrocchio.

Ma una cosa importantissima, che va ricordata, è che la famiglia Nofri commissionò a Masolino e a Masaccio nel 1424 la Sant’Anna Metterza che ora è agli Uffizi. Fu un evento straordinario che dette inizio a un nuovo modo di vedere il mondo e che ha segnato l’arte fino ai nostri giorni. La Madonna e il Bambino di mano di Masaccio furono il primo esempio di realizzare una nuova realtà che neppure la modernità è riuscita a sconnettere del tutto perché fu un grande ampliamento della mimesi.

Ma in questo momento la cosa che mi preme più ricordare è una piccola cappella sulla sinistra dell’altare con opere di Mino da Fiesole e Della Robbia, e affrescata da Cosimo Rosselli intorno al 1486. Nell’affresco si ricorda la celebrazione del Miracolo del Calice avvenuto nella piazza davanti alla chiesa che appare non molto dissimile da come la vediamo ancora oggi. Tra coloro che assistono alla celebrazione si riconoscono Agnolo Poliziano, Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Quello di Pico sembra essere rimasto l’unico ritratto dal vero, immortalato su questa parete dal pennello di uno che lo aveva visto direttamente nella piazza.

Firenze agli inizi del Quattrocento era diventata una nuova Atene, dove si traducevano i testi greci e dove si immaginava un mondo nuovo. Pico con le sue conoscenze, il suo pensiero e la sua memoria era una figura indispensabile. Poliziano dice: -In esso brilla la Fenice che riposa nell’Alloro, per lui tutto il sapere e tutte le religioni sono una rivelazione di Dio”. E anche Marsilio Ficino scrive in quel tempo che “se vuoi conoscere Dio devi conoscere l’uomo”.

Forse è proprio in quel periodo che Pico scrive l’Orazione sulla dignità dell’uomo, dove fa dire da Dio ad Adamo di avere creato l’uomo per poter condividere con lui la sua creazione e che per questo lo aveva messo in un punto da dove poteva conoscere tutto, annunciandogli che la sua natura non era né mortale né immortale, ma che questo sarebbe dipeso tutto da lui.

Quelli furono gli anni in cui l’Italia stava raggiungendo la sua grandezza, la sua ricchezza e produceva la sua arte più straordinaria. Ma ancora prima che Pico lasciasse questo mondo cominciarono le invasioni e Carlo VIII entrava in Firenze mentre Fico stava morendo. L’Italia non sarebbe stata più libera, avrebbe subito tutte le dominazioni e sarebbe stata spogliata dei suoi capolavori c della sua ricchezza, e infine del suo pensiero, segnando la strada a Bruno e Galileo, nave senza nocchiero in gran tempesta.

Un altro duri grandi studi pazzi: Giacomo Leopardi

Chissà se anche Giacomo Leopardi sarà entrato in Sani Ambrogio? Forse non abitava molto lontano nei suoi soggiorni fiorentini. Forse avrà notato la chioma bionda di Pico dipinta da Cosimo Rosselli. Certo Leopardi aveva un’altra visione della morte, una sorta di sconsolatezza classica, ma con in più la consapevolezza che neppure la natura è eterna: “in questo infelicissimo universo dove tutto si distrugge con grande dolore”. “L’amore è la discolpa al fato e la morte il suo compimento”.

Leopardi visse in un periodo in cui l’Italia subiva ancora vistosamente le conseguenze di quelle vicende iniziate ai tempi di Pico. Penso che gli italiani soffrano della loro memoria corta. Non conoscono le dimensioni dei torti subiti e neppure sono capaci di ammettere le loro colpe. E ancora oggi non sono in grado di valutare il loro presente, e quando hanno guardato al passato hanno sbagliato passato. Gli italiani devono crearsi un grande patrimonio di memoria per riprendere la strada ambiziosa della conoscenza e dell’arte.

Inoltre, nonostante tutto, proprio a Firenze nel 1786 fu abolita, primo luogo al mondo, la pena di morte. Ora gli uomini dovrebbero lavorare per abolire la pena della morte e spero che il pensiero di Pico non venga ritenuto troppo ambizioso. Ci possiamo provare, tanto l’universo andrà in rovina. Si tratta solo di un miliardo di anni.

Spero che le arti la smettano di tediare con i rimproveri e provino a suggerire qualcosa che ci inviti a vivere. E a vivere oltre la vita. Anche senza la vita, infine.

Oggi l’arte è molto occupata con l’effimero, e cos’è l’effimero se non qualcosa che invidia l’attimo che gli appare in nobili abiti? Il nulla è nostra invenzione e gli abbiamo posto la memoria accanto. Così invisibile e confusa che possiamo provare a nasconderci dentro.

 


 

Articoli correlati

MUDIMA, Noel it’s Magic! Leggi articolo
Leggi articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *