Alessandro Nesi: Girolamo Macchietti e Francesco Ligozzi a Cortenuova

Girolamo Macchietti e Francesco Ligozzi

a Cortenuova di Empoli

di Alessandro Nesi

 

Fig. 1

 

Girolamo Macchietti (Firenze 1535-1592) è uno dei pittori più importanti del secondo Cinquecento toscano, protagonista della generazione di artisti detti “dello Studiolo”, che ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo del Manierismo internazionale. Tra le opere che Raffaello Borghini ricorda come sue nel trattato intitolato Il Riposo, edito a Firenze nel 1584, ve ne sono alcune realizzate per Empoli (Firenze) e per le vicine località di Pontorme e Cortenuova. Per Empoli firmò e datò nel 1577 la Gloria di san Lorenzo (fig. 1) destinata alla cappella della confraternita dedicata al diacono e martire entro la Collegiata, già impreziosita nel Quattrocento da Giovanni da Ponte con un ciclo di affreschi con la vita del medesimo personaggio. La tavola fu poi tolta nel Settecento, quando la cappella venne dedicata all’Immacolata Concezione (in tale occasione furono distrutti anche gli affreschi), e durante la seconda guerra mondiale fu parzialmente distrutta nel bombardamento che danneggiò pesantemente la chiesa. Solo pochi anni fa è ritornata ad Empoli dopo essere stata creduta a lungo perduta, e in seguito ad un restauro che ha recuperato le parti superstiti integrandole con completano il disegno della composizione originale.

 

Fig. 2

 

Fig. 3
Fig. 4

 

 

Per la parrocchiale di Pontorme il Macchietti eseguì nello stesso periodo la decorazione pittorica del meraviglioso Dossale del sacramento (figg. 2 – 4), giunto a noi integro ed in perfette condizioni di conservazione, mentre per quella di Cortenuova il Borghini scrisse che egli dipinse “due santi all’altar maggiore, e fece il segno (stendardo processionale) della Compagnia degli uomini di quel paese”.

Queste opere andarono perdute già in antico, ma sulla base del passo borghiniano furono riferite al Macchietti due tele con San Marco (fig. 5) e San Francesco (fig. 6) che stavano effettivamente sull’altar maggiore della chiesa, ai lati del ciborio, le quali però si sono poi rivelate opere di Francesco Ligozzi, figlio del più celebre Jacopo, che nel 1619 firmò per la parrocchiale anche una pala con l’Assunta tra i santi Sebastiano e Lucia (fig. 7).

 

Fig. 7

 

Fig. 5
Fig. 6

 

 

 

 

 

 

L’esecuzione morbida e sfumata dei Santi Marco e Francesco aveva fatto parlare la critica di una “svolta veneta” nella pittura del Macchietti, che è invece molto più salda e definita, sul modello del Bronzino, ma la paternità del Ligozzi chiarisce perfettamente questo aspetto.

 

 

 

Fig. 8 – Fig. 9

Tuttavia nell’Assunta non è difficile notare elementi prossimi al Macchietti, soprattutto nella Vergine, che può essere messa in rapporto per la postura con quella della tarda Assunta e santi in S. Clemente a Sociana (Firenze) (cfr. fig. 8), la quale (fig. 9) ripropone lo schema compositivo della Gloria di san Lorenzo.

 

Fig. 10

 

Inoltre la robusta figura del san Sebastiano (fig. 10) è perfettamente in linea con le tipiche “bambolone” macchiettesche, molto solide e dalle carni smaltate, come lo sono i personaggi della Gloria, i due santi del dossale, e i personaggi delle altre opere di Girolamo, e per rendersene conto si possono osservare ad esempio le figure della spettacolare Adorazione dei Magi di S. Lorenzo a Firenze (fig. 11),

 

Fig. 11

 

uno dei suoi capolavori più alti, quelle dei celebri Bagni di Pozzuoli nello Studiolo di Palazzo Vecchio a Firenze (fig. 12),

 

Fig. 12

 

o il san Tommaso della poco nota Madonna della cintola di S. Agata, sempre nel capoluogo (fig. 13).

 

Fig. 13

 

Da una visita pastorale del 1589 sappiamo che sull’altar maggiore della chiesa di Cortenuova vi era “una tavola messa a oro”, che aveva al centro il tabernacolo eucaristico e ai lati San Marco e l’Assunta, mentre sull’altare di destra si trovava “una tavola di S. Lucia, e di S. Bastiano, e nel mezzo l’Assunta”. Il passo del Borghini lasciava pensare che i “due santi” del Macchietti fossero appunto quelli ai lati del ciborio sull’altar maggiore, e che perciò la “tavola messa a oro” fosse simile al dossale di Pontorme, ed io stesso lo asserii nel 2006.

Ma tornando nuovamente sul problema tendo adesso a pensare che il perduto dipinto del Macchietti fosse la pala sull’altare di destra, e che l’Assunta del Ligozzi, per le motivazioni formali esposte qui sopra ne costituisca una copia con qualche variante. I documenti sulla chiesa di Cortenuova riportano infatti che nel 1620 vi furono dei cambiamenti importanti; la pala dell’altar maggiore fu tolta perché era ormai fuori moda e in cattive condizioni, e venne sostituita con un nuovo dossale eucaristico comprendente i due santi del Ligozzi.

Anche la tavola dell’altare laterale fu sostituita, probabilmente in seguito a una delle cause incidentali che di solito distruggevano in antico le opere d’arte e ne venne commissionata la copia. A mio parere il danneggiamento che determinò la sostituzione della tavola macchiettesca dovette riguardare il lato destro, in quanto la santa Lucia è la figura meno pertinente al suo repertorio e dunque il Ligozzi la dipinse seguendo il proprio estro creativo. Lo status di parziale copia dell’Assunta giustifica infine la notevole divergenza di stile che intercorre tra essa e i Santi Marco e Francesco, e inoltre con lo splendido Crocifisso con la Vergine e i santi Giovanni evangelista, Lorenzo, Andrea, Giovanni Battista e Francesco (fig. 14) che Francesco Ligozzi firmò e datò nel 1619 per la chiesa empolese dei Cappuccini, e che costituisce il capolavoro assoluto tra le sue opere finora note.

 

Fig. 14

 


 

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