Edward Hopper, Appunti sulla pittura

Appunti sulla pittura

di

Edward Hopper

 

da

Edward Hopper, retrospective exhibition : November 1-December 7, 1933

The Museum of Modern Art

 

traduzione di Andreina Mancini

 


 

I

 

Il mio obiettivo nella pittura è sempre stato quello di trascrivere nel modo più esatto possibile le mie impressioni più intime della natura. Se questo scopo è irraggiungibile, si può dire che lo è anche la perfezione in qualsiasi altro ideale di pittura o in qualsiasi altra attività umana.

La tendenza di alcuni movimenti artistici contemporanei, ma assolutamente non di tutti, sembra sia per il rifiuto di questo ideale e a me sembra che conduca a una concezione puramente decorativa della pittura. Si deve forse precisare questa affermazione dicendo che le tendenze apparentemente opposte contengono ognuna un po’ dell’altra.

Ho cercato di presentare le mie sensazioni nella forma a me più congeniale e immediata possibile. Gli ostacoli tecnici della pittura forse impongono questa forma. Ma essa nasce anche dalle limitazioni della personalità. Tali possono essere le semplificazioni che ho provato a sperimentare.

Nel lavoro trovo sempre l’intrusione fastidiosa di elementi che non fanno parte della mia visione più interessata, e l’inevitabile obliterazione e sostituzione di questa visione da parte dell’opera stessa, via via che procede. La lotta per prevenire questo decadimento è, penso, la sorte comune di tutti i pittori per i quali l’invenzione di forme arbitrarie ha un minore interesse.

Credo che i grandi pittori, con il loro intelletto come maestro, abbiano cercato di trasformare il mezzo ostile della pittura e della tela in una testimonianza delle loro emozioni. Trovo che ogni digressione da questo vasto obiettivo mi conduca alla noia.

 

II

 

La questione del valore della nazionalità nell’arte è forse irrisolvibile. In generale si può dire che l’arte di una nazione è tanto più grande quanto più riflette il carattere del suo popolo. L’arte francese sembra esserne la prova.
I Romani non erano un popolo esteticamente sensibile, né il dominio intellettuale della Grecia su di loro distrusse il loro carattere nazionale, ma chi può dire che non avrebbero potuto produrre un’arte più originale e vitale senza questa dominazione.

Si potrebbe tracciare un parallelo non troppo irrealistico tra la Francia e la nostra terra. In questo paese negli ultimi trenta e più anni il dominio della Francia nelle arti plastiche è stato quasi totale. Se è stato necessario un apprendistato presso un maestro, credo che l’abbiamo completato.

Ogni ulteriore rapporto di questo tipo può solo significare per noi un’umiliazione. Dopo tutto noi non siamo francesi e non potremo mai esserlo e ogni tentativo di esserlo significa rinnegare il nostro patrimonio culturale e tentare di imporre a noi stessi un carattere che non può essere altro che una patina superficiale.

 

III

 

Nel suo senso più limitato, l’arte moderna sembrerebbe riguardare solo le innovazioni tecniche del momento. Nel suo senso più ampio e per me inconfutabile, è l’arte di tutti i tempi di personalità definite che restano per sempre moderne grazie alla verità fondamentale che è in loro. Essa fa sì che Molière al suo massimo splendore sia nuovo come Ibsen, o che Giotto sia moderno come Cézanne.

Non è chiaro cosa le scoperte tecniche possano fare per aiutare la forza interpretativa. È vero che forse gli Impressionisti hanno dato una rappresentazione più fedele della natura attraverso le loro scoperte sulla pittura all’aperto, ma è discutibile che con questo abbiano accresciuto la loro statura di artisti. A questo punto si potrebbe rilevare che Thomas Eakins nel XIX secolo usò i metodi del XVII e in questo Paese è uno dei pochi pittori dell’ultima generazione a essere accettato dal pensiero contemporaneo.

Se le innovazioni tecniche degli Impressionisti portarono semplicemente ad una più accurata rappresentazione della natura, forse non furono di grande efficacia nell’ampliare le loro capacità espressive. Potrebbe arrivare, o forse è già arrivato, un momento in cui non è più possibile un ulteriore progresso verso una rappresentazione fedele. C’è chi sostiene che quel punto è già stato raggiunto e tenta di sostituirvi una scrittura sempre più semplificata e decorativa. Questa direzione è sterile e senza speranza per coloro che desiderano dare alla pittura un significato più ricco e umano e una portata più ampia.

Nessuno può prevedere con esattezza la direzione che prenderà la pittura nei prossimi anni, ma almeno a me sembra che ci sia una certa avversione nei confronti dell’invenzione di un linguaggio arbitrario e stilizzato. Ci sarà, penso, un tentativo di cogliere di nuovo la sorpresa e gli accidenti della natura e uno studio più attento e partecipato delle sue manifestazioni, insieme a un rinnovato stupore e umiltà da parte di coloro che sono ancora capaci di queste reazioni primarie.

 


 

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