Restauri alla Basilica di San Miniato al Monte grazie ai Friends of Florence

LA TRANSENNA DEL CORO, IL PULPITO E IL MOSAICO

DELLA BASILICA DI SAN MINIATO AL MONTE

IN RESTAURO GRAZIE AL DONO DI FRIENDS OF FLORENCE

 


 

 

 1) Particolare della transenna durante il restauro. Foto di Antonio Quattrone

 

Friends of Florence ha avviato da anni un percorso di conservazione e monitoraggio della Basilica di san Miniato al Monte iniziato con il restauro della Cappella del Crocefisso, proseguito con la Cappella del Cardinale del Portogallo e di recente con il Busto reliquiario di San Miniato attribuito a Nanni di Banco, vincitore della V edizione del Premio Friends of Florence Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze. Restauri che hanno reso piena leggibilità al patrimonio culturale di una delle Basiliche più rappresentative della cristianità fiorentina. Ora, grazie ad una nuova donazione, è stato promosso un intervento unitario che comprende il restauro dei marmi dell’area presbiteriale, del Crocifisso della bottega dei Buglioni e del mosaico del catino absidale.

In merito a questo nuovo progetto di tutela la Presidente Simonetta Brandolini d’Adda sottolinea “Friends of Florence è molto vicina all’abbazia di San Miniato al Monte; infatti, questi restauri seguono gli interventi già conclusi al Tempietto, alla Cappella del Cardinal di Portogallo. Siamo molto grati all’Abate Bernardo Gianni per la disponibilità con la quale accoglie tutti i nostri progetti, alla Soprintendenza ABAP attraverso la Dott.ssa Maria Maugeri che da sempre ci segue con grande attenzione, a Donata Magrini, Barbara Salvadori, Silvia Vettori che per l’ISPC-CNR stanno seguendo le indagini diagnostiche e ai restauratori Andrea Vigna con il suo staff, ed a Daniela Manna e Marina Vincenti, che anche in questo caso, con la loro professionalità, hanno reso possibile questo affascinante intervento. Ma soprattutto un grazie sentito e speciale lo rivolgo alla nostra Consigliera Stacy Simon che ha scelto di sostenere il restauro in memoria di suo marito Bruce: è proprio attraverso il suo dono che abbiamo potuto realizzare l’intero progetto di recupero.” Un ringraziamento si deve anche ad Ottaviano Caruso per le indagini fotografiche (UV-VIS-IR) e alla ditta Ditta El.En che ha fornito a titolo gratuito un apparecchio laser (EOS 1000 LQS) efficace per la rimozione dello sporco più coeso.

 

 2) Particolare del leone durante il restauro. Foto di Daniela Manna

 

L’Abate di San Miniato al Monte, Padre Bernardo Gianni sottolinea: “Con grande gioia e paziente partecipazione la nostra Comunità monastica sta vivendo le diverse fasi di restauro dei perimetri marmorei che delimitano il nostro coro assimilandolo con la loro raffinata preziosità alle mura di cinta della Gerusalemme Celeste come la immagina san Giovanni Apostolo nella visione finale dell’Apocalisse. Lo sguardo del Visionario di Patmos si apre fino all’estremo orizzonte della nostra storia quando il Cristo tornerà in mezzo a noi nella gloria escatologica di Pantokrator, ovvero come Signore del tempo e dello spazio. La totalità dello spazio cosmico è infatti rappresentata dal catino semisferico dell’abside, ove lo splendore dorato dei mosaici è incaricato di svelarci la sapienza luminosa e il logos costruttivo con cui il Padre attraverso il Figlio ha posto in essere le cose che sono strappandole dalla penombra del niente e destinandole alla sua perenne gloria.

 

 3) Particolare del pulpito dopo il restauro. Foto di Antonio Quattrone

 

Anche il mosaico absidale è in questi mesi sottoposto alle cure amorevoli delle restauratrici e dei restauratori che, sotto l’egida rassicurante dei Friends of Florence, lavorano per accorciare il tempo trascorso fra il nostro presente e i remotissimi giorni in cui secoli fa ignoti artisti d’Oriente e d’Occidente hanno ricamato il marmo, l’oro e la luce per donarci tanta inestinguibile ma delicatissima bellezza. Una bellezza che meravigliosi mecenati statunitensi, la cui sensibilità per la nostra storia è pari alla profondità dei loro più intimi sentimenti, hanno voluto consegnare al futuro di chi domani potrà come noi meravigliarsi, emozionarsi e interrogarsi a San Miniato al Monte guardando alla città che verrà: la Gerusalemme tutta pace, tutta giustizia, tutta armonia che in questi giorni di guerra appare sempre di più l’unica meta capace di dare senso, speranza e fecondità alle nostre lacrime, alle nostre fatiche e alle nostre attese. Il suo restauro, il suo nascondimento, l’impossibilità provvisoria ma reale di poterne scorgere le forme avvolte oggi da possenti impalcature, ci invitano quasi a intensificare la nostra preghiera perché il giorno benedetto in cui torneremo ad ammirare integralmente la bellezza di San Miniato sia anche il giorno benedetto in cui le armi cesseranno di uccidere e ferire, quando finalmente sul volto della nostra terra risplenderà la pace del cielo.

 

 4) Particolare del pulpito dopo il restauro. Foto di Antonio Quattrone

 


 

Scheda storico artistica e genesi del Restauro

 

SUL RESTAURO IN CORSO DELL’AREA PRESBITERIALE DI

SAN MINIATO AL MONTE

 

di Maria Maugeri

Il progetto del restauro dell’area presbiteriale della Basilica di san Miniato al Monte ha preso vita lo scorso anno, pensato dalla Presidente di Friends of Florence, dall’Abate Bernardo e dalla sottoscritta, a margine dell’inaugurazione della Cappella del Cardinale del Portogallo, un desiderio espresso divenuto realtà grazie alla generosa disponibilità di Simonetta Brandolini d’Adda di attivarsi per contattare un eventuale donatore e la risposta non si è fatta attendere, anche stavolta giunta d’oltreoceano.

Inizialmente il progetto verteva sulla pulitura della transenna marmorea del coro con il suo straordinario pulpito duecentesco, restauro ormai concluso, ma nel giro di poco tempo grazie proprio alla donazione, abbiamo potuto allargare l’intervento fino a includere tutta l’area sopraelevata della Basilica, non in pessime condizioni conservative, ma con marmi sporchi e opacizzati per via di cere non idonee impiegate in passati restauri.

L’iconostasi in marmo che separa l’aula ecclesiastica dal presbiterio rialzato, tipicizzata da una ornamentazione ad intarsio ed intaglio frutto della migliore scultura romanica toscana e databile intorno al 1129, è composta da formelle quadrate con una decorazione in marmo con rosette centrali e sullo sfondo tarsie di marmo bi-crome disposte geometricamente, ottenendo motivi assai prossimi a quelli del fonte battesimale del Battistero fiorentino ora nel Museo dell’Opera del Duomo.

Sulla parte estrema della transenna marmorea intarsiata è addossato il Pulpito, una delle più alte testimonianze del romanico fiorentino che trae spunto da quello di Guglielmo della cattedrale di Pisa datato fra il 1159 e il 1162, smontato e trasferito a Cagliari nel 1312 per lasciare posto a quello di Giovanni Pisano, ma apparentato con l’esemplare della Pieve di Sant’Agata in Mugello del 1175, rovinato durante un terremoto e i sette pannelli intarsiati recuperati nel 1608 utilizzati per il recinto battesimale, eccetto per il San Matteo in origine porta-leggio riconvertito in scultura di arredo sacro.

Nel caso del pulpito di san Miniato, a una prima lettura, parrebbe che la raffigurazione rimandi ai simboli di tre evangelisti: san Matteo l’uomo, san Marco il leone e san Giovanni l’aquila. L’assenza del toro, attributo dell’apostolo Luca, offre però un’altra lettura del gruppo scultoreo in cui la figura umana potrebbe essere intesa come colonna della fede cristiana, poggiante in basso sul leone a ricordo della morte di Cristo e in alto sostiene l’aquila presagio della resurrezione.

Da questo restauro non abbiamo escluso l’altare d’inizio Duecento, con una partitura geometrica a intarsio interrotta dalle due fontane di vita ai lati che richiama ancora motivi della decorazione del Battistero fiorentino e nello stile mostra legami stringenti con il carattere dei rivestimenti che incorniciano le cinque finestre del catino absidale e delle superfici attorno all’arco trionfale. Ancora il Crocifisso in terracotta invetriata che, ad un’osservazione ravvicinata, ci ha dato modo di confermare la proposta attributiva già avanzata da Giancarlo Gentili, orientato verso un interessante prodotto della bottega dei Buglioni, probabilmente Santi, come testimonia l’accentuata caratterizzazione del volto di Cristo.

Interessante è stato comprendere durante lo smontaggio che non si tratta di una scultura a tutto tondo, ma incavata sul dorso per un comodo appoggio sulla croce forse un tempo anch’essa dello stesso materiale come testimoniano i bracci corti rimasti della stessa materia. Solo successivamente la scultura è stata inserita in una croce lignea e, l’insieme, assemblato in una nuova croce – sempre di legno – di grandi dimensioni forse per dare al Crocifisso maggiore visibilità quando si decise di collocarlo sopra l’altare. Tutti questi tasselli uniti insieme suggeriscono che in origine l’opera potrebbe essere stata parte centrale di un gruppo scultoreo, forse accolto entro una lunetta, e poi riadattato a seguito della demolizione della sua
collocazione.

Contemporaneamente all’intervento dell’iconostasi con il suo pulpito, si è alzato il ponteggio nella tribuna per avviare la fase diagnostica sul mosaico, a cura dell’ISPC-CNR e di Ottaviano Caruso, per appurarne le sue condizioni conservative, identificare eventuali distacchi e i vari restauri operati in passato, ma anche tracciare una mappatura per circoscrivere quanto è rimasto di originale e quanto è stato nei secoli integrato.

Una ricchezza di elementi decorativi e iconografici che, al momento dell’avvio del cantiere, grazie ai puntuali studi di Angelo Tartuferi ai quali si rimanda per ulteriori approfondimenti, è ipotizzabile che la parte originaria, profondamente aderente al linguaggio bizantino, è quella relativa alle figure di Cristo e di san Miniato, e aggiornato ed integrato nel 1297 da certo ‘Magister Apollonius pictor Florentinus’, con l’inserimento di ulteriori particolari, fra cui i simboli dei quattro Evangelisti di altissima qualità. Poi restauri più tardi, documentati sono gli interventi di Alessio Baldovinetti che spese gli anni della sua ultima attività alla cura del mosaico absidale, fino a quello del mosaicista veneziano Antonio Gazzetta nel 1860, fortunatamente meno invasivo rispetto alle sue scelte per il mosaico della facciata della Basilica.

 


 

Per maggiori informazioni: www.friendsofflorence.org

Elisa Bonini: elisaboniniitaly@friendsofflorence.org ph: +39 3336729563

 


 

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