PALA DI FIESOLE, BEATO ANGELICO
Scheda di restauro a cura di Daniele Rossi

Nei primi anni Venti del Quattrocento Beato Angelico, al tempo giovane frate del convento di San Domenico a Fiesole, realizzò quest’opera – un tempo a forma di trittico – per l’altare maggiore. Al centro è raffigurata una Madonna col Bambino in trono circondata da otto angeli, due dei quali inginocchiati in primo piano mentre le porgono due vasetti contenenti delle rose; ai lati, i santi Tommaso d’Aquino, Domenico, Pietro Martire e in veste rosa Barnaba. Quest’ultimo, piuttosto raro, è il patrono del mercante fiorentino Barnaba degli Agli, committente del dipinto.

Beato Angelico utilizzò un supporto in legno in pioppo: lo scomparto centrale è composto da quattro assi unite a faccia piana (tre larghe e una stretta), mentre i due pannelli laterali sono costituiti da tre assi, ciascuna di 3,5 cm di spessore.
I tre scomparti erano assemblati mediante due traverse, ciascuna ancorata con quattro chiodi forgiati, posizionate secondo il tradizionale sistema fiorentino. Successivamente è stata stesa una tela di lino a pezze orizzontali (incamottatura), sopra alla quale convivono due strati preparatori: uno di calcite e colla, e l’altro con gesso e colla bovina. Il disegno preparatorio è stato realizzato a pennello utilizzando nero di carbone vegetale. Anticamente il fondale era completamente ricoperto da lamine in foglia oro.
Nel 1501 il trittico è stato rimodernato in pala quadra, secondo una prassi piuttosto diffusa a quel tempo a Firenze, modificandone forma, dimensioni originali e sfondo. L’intervento fu affidato a Lorenzo di Credi, importante artista dell’epoca pure lui, come l’Angelico, fervente domenicano, che si formò nella bottega di Andrea del Verrocchio insieme a Leonardo da Vinci. L’antico profilo frastagliato del trittico è stato regolarizzato mediante l’aggiunta di inserti lignei di modo da conferire alla pala un formato quadrangolare; l’antico fondo oro fu ricoperto interamente da Lorenzo di Credi dipingendo direttamente sulla lamina e scontornando i santi e gli angeli, che ora si stagliano su un placido fondale atmosferico tipicamente rinascimentale.
Dipingendo una tenda blu fiordaliso che scende alle spalle del gruppo sacro, Lorenzo oscurò pure lo schienale del trono su cui in origine sedevano la Vergine e il Bambino: oggi è finalmente possibile avere un’idea molto più precisa della sua struttura grazie alla riflettografia a raggi infrarossi effettuata in occasione dell’appena concluso restauro. L’opera è stata infine inserita entro un’imponente cornice di gusto rinascimentale, formata da una trabeazione intagliata, dorata e finemente decorata, due lesene con capitelli e basamenti.
Sulla superficie sono state rilevate anche “pennellate” imputabili a restauri moderni, riferibili alla manomissione che l’opera subì nel primo Ottocento, quando la predella e i santini laterali originali dell’Angelico vennero venduti e sostituiti da dipinti di Lorenzo di Bicci e di Lorenzo Monaco (la cui antica provenienza è ignota), e da copie eseguite per l’occasione dal falsario Michele Micheli.
La pala è stata restaurata nel 1900 da parte di Domenico Fiscali. Un altro intervento risale al 1955, in occasione della mostra fiorentina per l’anniversario di morte dell’Angelico. Nel 1972-1977 la tavola è stata nuovamente sottoposta a restauro da parte di Edo Masini sotto la direzione di Umberto Baldini.







