F. Mason-Perkins: La Pittura alla Mostra d’arte antica in Siena

RASSEGNA D’ARTE

ANNO IV. N. 10

MILANO Ottobre 1904

La Pittura alla Mostra d’arte antica in Siena1

di F. Mason-Perkins

 

        1. Siamo dolenti di aver dovuto per ragioni già esposte (V. Rassegna n. 9, pag. 137) ritardare la pubblicazione di questo articolo, tanto più che nel frattempo è comparso nel Burlington Magazine una rassegna della mostra di Siena in cui il nostro  ha ripetuto cose dette qua.

La Direzione

 

Noi non intendiamo di passare qui in rassegna tutte le opere pittoriche esposte nella Mostra Senese, ma vogliamo limitarci ad esporre alcune brevi notizie sulle principali e più importanti fra di esse. Nel far ciò esporremo francamente, senza reticenza alcuna, il nostro giudizio, anche quando questo non coincida perfettamente coi criteri che prevalsero in coloro che compilarono il catalogo. I nostri lettori quindi non si meraviglieranno nel vedere per molti quadri mutate attribuzioni stabilite dalle egregie persone cui fu affidato il laborioso e non sempre facile compito di elencarli e di battezzarli. Noi ci rendiamo conto delle difficoltà e degli ostacoli che esse incontrarono in questo lavoro, ben sapendo come di frequente sieno state costrette a subire la dura legge imposta a loro dalla tradizione e dai proprietari, quindi non avrebbero concesso i dipinti per l’esposizione se questi avessero dovuto figurare sotto paternità diversa da quella a loro da gran tempo attribuita.

Ci sforzeremo dunque di sostituire a talune attribuzioni altre le quali, a parer nostro, dovrebbero trovare il consenso di tutti coloro che fecero oggetto di uno studio critico, piuttostochè storico, la scuola – senese, la più squisita fra le scuole pittoriche Italiane.

Possiamo trascurare le pitture del Dugento, anteriori a Duccio, la maggior parte di esse avendo un valore storico, piuttostochè puramente artistico. Il N. 4, una Madonna col Bambino, appartenente al sig. Galli Dunn e portante sul cartellino « maniera bizantina » richiede forse una breve menzione. E’ questo un buon esemplare di quella scuola mista di pittori, che fiorì in Toscana nel sec. XIII ed a cui fu applicata con molta proprietà la denominazione di italo-bizantnina; esso rappresenta bene quella maniera che in Siena più specialmente si personificò in Guido da Siena, sebbene non possa a lui essere attribuito con esattezza. Passando poi senz’indugio alla prima grande personalità nella storia artistica senese, al fondatore cioè di quella scuola di pittura, Duccio di Buoninsegna, noi troviamo tre dipinti col suo nome: una piccola Madonna col Putto (1960) di proprietà del conte Stroganoff, e due altre (379; 380) da S. Cecilia in Crevole. Di queste tavole, solo la prima può pretendere di essere uscita dalla mano di Duccio, ed anzi, di essere una delle più preziose fra le sue opere, sebbene la meno conosciuta. Di poco posteriore al piccolo dipinto (20) della Galleria di Siena, recante la Vergine ed il Bambino adorati da frati, possiede lo stesso fine sentimento, lo stesso squisito senso della linea, lo stesso delicato colorito da miniatura e la medesima scrupolosa esecuzione e forma perciò una preziosa aggiunta alla lista delle pitture di Duccio. Dei due dipinti di Crevole, il più antico (380) è opera di un contemporaneo di Duccio, l’altro (379) un lavoro interessante di un artista che faceva parte di quel gruppo numeroso di immediati seguaci del maestro, di cui Segna di Bonaventura è il rappresentante più noto.

 

1) Duccio di Buoninsegna – Prop. Conte Stroganoff – Foto Burton

 

Correttamente attribuite a Segna sono due Madonne, N. 1698 del sig. Giuggioli e N. 737 dalla Parrocchia di Fogliano: la prima un esempio della sua primitiva maniera, la seconda della sua più tarda. Una bella tavola da S. Antonio abate in Montalcino (8o8) si avvicina molto a Segna. Il N. 1996, una Madonna di proprietà dei fratelli Pannilini di S. Giovanni d’Asso e due polittici in varii pezzi dalla Pieve della medesima città: una Vergine coll’Infante in trono fra vari Santi (123) dalla Chiesa del Monastero: il N. 1504, pure una Madonna, appartenente alla famiglia Desideri, e finalmente una B. Vergine con Santi ed angeli (1783) dalla collezione della Duchessa Melzi d’Eril, sono tutti lavori più o meno interessanti di vari ignoti, ma fedeli seguaci di Duccio. Le due belle figure dei SS. Pietro e Paolo (1596-1597) dalla Parrocchia della Sapienza, quantunque ascritti alla maniera di Duccio, appartengono ad un’epoca assai più tarda, essendo le creazioni di qualche artista molto influenzato. tanto da Simone quanto dai Lorenzetti.

 

Foto 2) Simone Martini – Vergine Annunciata – Prop. Conte Stroganoff  –  Foto Burton

Di Simone Martini, il più grande fra gli Allievi di Duccio, il primo e il più caratteristico fra gli artisti veramente senesi, abbiamo due dipinti che rappresentano il periodo primo ed il periodo posteriore del maestro: un grande polittico dall’Opera del Duomo di Orvieto (1) in cui quegli non si mostra ancora nel pieno possesso della sua indipendenza artistica, e un’adorabile piccola Madonna molto guasta (1959) che faceva originariamente parte di un’Annunciazione, proprietà del conte Stroganoff. Questa deliziosa pittura sembrerebbe riprodurre in minori proporzioni quel gioiello d’arte senese trecentesca che è l’Annunziata degli Uffizi. Ugualmente squisita nella delicatezza della linea e nella bellezza del colore essa ci mostra Simone con tutte le qualità, le quali ne fanno il pittore decorativo più grande dei suoi tempi.


1) Quest’opera, imputante e bella, merita di certo una cornice più degna che non le due striscie di legno dipinto in cui è ora racchiusa, e speriamo che i suoi proprietari di Orvieto vi provvederanno prima di esporla nuovamente.


Al pari del Duccio del conte Stroganoff questo quadretto rimase finora ignorato da tutti, fuorchè da alcuni pochi, e non trovò mai posto negli elenchi delle opere di Simone. Del compagno e seguace di Simone, Lippo Memmi,  abbiamo qui due lavori: la graziosa Madonna del Popolo (989), dalla chiesa dei Servi, la più nota delle sue pitture, e la tavola molto guasta, ma forse ancor più attraente, che reca la Vergine col Putto ed un donatore in ginocchio (2651) dalla Chiesa di S. Francesco in Asciano. Quest’opera, che ha tutti i caratteri della più tarda maniera del maestro, è nel catalogo attribuita a Sano di Pietro, mentre a Simone stesso, sebbene sia evidentemente di un suo seguace, viene ascritta una caratteristica figura della Giustizia (?) (1599) in affresco, appartenente al sig. Franci.

Pietro Lorenzetti è rappresentato da una sola opera genuina, la Vergine con Figlio e angeli dalla chiesa di S. Pietro Ovile, una composizione eccezionalmente calma per questo artista appassionato e vigoroso. L’interessante Madonna dai vivaci colori del signor Charles-Loeser (74), sebbene data a Pietro, è certo lavoro della sua scuola. Del grande Ambrogio, il più giovane fratello di Pietro, pure una sola tavola si può dire sua, e cioè la poco nota Madonna col Bambino, della prima epoca del Maestro, che proviene dal Monastero di San Eugenio, proprietà della famiglia Griccioli . Quantunque volgarmente ridipinta ed esposta in una brutta disarmonica cornice, la tavola conserva ancora molto dello grave dignità e della bellezza originale. Di un fedele seguace del maestro una Madonna interessantissima, dalle Serre di Rapolano (1644).

Ed ora, lasciando i grandi autori dei primi del trecento, passiamo a quella schiera numerosa di pittori minori elle, sebbene non martellino di una certa personalità artistica, rivelano l’influenza di Simone, di Lippo e dei Lorenzetti fuse insieme. Per quanto deboli ci appaiano i loro sforzi in confronto di quelli dei grandi loro predecessori, non possiamo negare a queste personalità la considerazione cui hanno diritto, come continuatori delle tradizioni della scuola e come anelli di congiunzione colla seconda e florida epoca della pittura senese. Né essi mancarono di produrre di quando in quando lavori non scevri di interesse artistico. Così nel N. 902, da Montalcino, noi abbiamo una nobile Madonna, eseguita con ampiezza di tratto da un ignoto maestro clic sembra subisse egualmente l’influenza di Simone e quella dei Lorenzetti. Il N. 939, una B. Vergine da S. ‘Martino di Sarteano. è importante, sia dal punto di vista artistico, sia dal punto di vista storico, portando la firma Jacopo di Mino del Pellicciaio, che la dipinse nel 1431. In ottima condizione,non tocca dai restauri, essa perciò presenta una buona occasione per giudicare lo stile e la capacità di Jacopo. Una Madonna col Putto (1605), sotto la denominazione di «Scuola senese» chiaramente rivela la mano del pittore quasi sconosciuto Barlolommeo di Nutino. E lo studioso avrà campo di studiare qui due tavole Bartolo di Fredi fra le opere sue più ricercate, se non fra le più piacenti e meglio riuscite: la Deposizione dalla croce e l’Incoronazione della Vergine, entrambe provenienti da Montalcino, per cui furono eseguite nel 1383 e 1388. Dello stesso artista una graziosa Madonnina da Cusona (748), disgraziatamente molto rifatta nei panni, una pala d’altare, importante ma assai guasta, proprietà del sig. Galassi di Montalcino, ed un’altra Madonna (903) dal Seminario della stessa città. Pure da Montalcino vennero due tavole molto caratteristiche, rappresentanti scene della vita di S. Filippino (10140, 10138), il Battesimo di Cristo (10139) e l’Angelo che conduce S. Giovanni fanciullo nel deserto (10141), quest’ultima una composizione piena di poesia.

 

3) Lippo Memmi – Asciano San Francesco – Madonna col Bambino – Foto Burton

 

Strano a dirsi, l’unica opera autentica di Andrea, figlio di Bartolo e suo discepolo prediletto, la pala della chiesa dei S. S. Pietro e Paolo in Buonconvento, che reca l’Annunciazione con S. M. Maddalena e S. Antonio abate, fu divisa e attribuita a due diversi autori : l’Annunciazione a Bartolo stesso ed i due Santi (1517-518) alla « maniera di Pietro Lorenzetti ».

 

4) Vanni – S.S. Pietro e Paolo – Prop. F.lli Griccioli – Foto Burton

 

Il compagno dei primi anni di Bartolo, Andrea Vanni, è ben rappresentato da non meno di quattro opere dovute, senza alcun dubbio, al suo pennello: la bellissima, libera riproduzione della famosa Annunciazione di Simone, da S. Pietro Ovile; la « Madonna del Latte » dalla cappella dei S.S. Chiodi (persistentemente attribuita al Berna), e due severe e caratteristiche figure dei SS. Pietro e Paolo (129-130), proprietà della famiglia Griccioli, che, sebbene attribuite soltanto alla « scuola senese », non ci lasciano alcun dubbio circa alla loro vera paternità. Per quanto non scevre di restauri, queste due ultime tavole sono degli esempi tipici dello stile di Andrea e formano una interessante aggiunta all’elenco delle opere di questo artista, per troppo tempo negletto (I). Siamo lieti poi di notare come il catalogo attribuisca al suo vero autore, Paolo di Giovanni Fei; contemporaneo e seguace del Vanni, maestro del Sassetta, il bel polittico decorativo, dalla cappella di S. Bernardino, fuori Porta Camollia, un’opera di solito ascritta allo stesso Andrea. Taddeo Bartoli, il pittore Senese meglio dotato e più influente dei suoi tempi, ha la fortuna di avere qui uno dei suoi più bei lavori, una pittura col Battista, firmata, ma virtualmente sconosciuta (573), dalla piccola chiesa campagnola di Ginestreto.

 

5) Taddeo di Bartolo – Massa di Siena, Parrocchia di Ginestreto – S. Giovanni – Fot. Alinari

 

Questa nobile figura, che si può degnamente paragonare alle produzioni della migliore arte senese della prima epoca e della posteriore, ci richiama alla mente la rappresentazione dello stesso santo in uno dei quadri d’altare del maestro a Perugia. Due altre opere di Taddeo, non riconosciute però come tali dal catalogo, sono un piccolo frammento con un San Luigi magnificamente colorito (47), dalla confraternita di S. Gherardo, e la Vergine col Figlio (2662) dalla Prepositura di Asciano. Menzioniamo un piccolo trittico (852) rappresentante S. Eustachio con scene della sua vita, di un ignoto contemporaneo del maestro, dalla Galleria dell’Ospedale. Il seguace ed imitatore di Taddeo, Martino di Bartolomeo, è ben rappresentato da una madonnina (2665) che appartiene alla signora Bonichi di Asciano, uno dei lavori più piacenti dell’artista.

E veniamo ora ai quattrocentisti propriamente detti. Delle due correnti artistiche che derivarono da Taddeo per mezzo del suo discepolo Domenico di Bartolo, e dal Vanni e da Paolo di Giovanni Fei per Stefano di Giovanni, più noto sotto l’appellativo di Sassetta, quest’ultima è la meglio rappresentata, almeno nel suo primo sviluppo. Del raffinato e spirituale Sassetta vi sono qui cinque opere, di cui la più deliziosa, una Vergine col Figlio (486), dalla cattedrale di Grosseto, che noi abbinino avuto il piacere di restituire al suo autore in un recente articolo della Rassegna. La pala d’altare colla Natività della Madonna da Asciano, spiega a sufficienza gli inizi dello sviluppo artistico di Stefano. Meno conosciuta. ma non meno preziosa, è la squisita predella colla adorazione dei Magi dalla galleria Saracini, un lavoro di data molto più tarda. Ci mostrano il maestro in una fase più naturalistica due tavolette (10107, 10108) prestate da M. Chalandon di Parigi, che rappresentano S. Francesco dinanzi al Sultano, ed il Santo che rinunzia al proprio padre, e formavano già parte della predella della grande pala di Borgo Sansepolcro (2). Molto affine al Sassetta, sebbene


1) Noi saremmo disposti di dare al Vanni anche le figure in graffito, attribuite al Fungai, di un reliquario(851) della Società delle Pie Disposizioni.

2) Per una descrizione di queste opere e per un apprezzamento sintetico dell’artista, così a lungo negletto, vedansi i recenti ottimi articoli di B. Berenson nel Burlington Magazine.


 

 

6) Giovanni di Paolo – Il Paradiso (frammento) – Prop. F.lli Palmieri Nuti – Foto Alinari

 

troppo rifatta per permetterci un giudizio esatto, è una predella (30) colla storia di Giuditta e di Oloferne, Sansone e Dalila e un terzo soggetto incerto, provenienti dal Seminario Arcivescovile di Siena. La piccola interessante Madonna del Conte Castelli Mignanelli (789). quantunque assai probabilmente opera di qualche seguace, ricorda molto il maestro. Dei numerosi discepoli del Sassetta, il prolifico ed affascinante Sano di Pietro si presenta con un numero di lavori che di gran lunga sorpassa quello di ogni altro pittore qui esposto. Anzi una sala è quasi per intero occupata dalle creazioni del facile e non mai stanco suo pennello, mentre altre, nascoste sotto altri nomi, sono disperse nella mostra. Delle tavole a lui attribuite, non meno di diciannove uscirono dalla sua mano. Di queste le più attraenti sono: due graziosissimi piccoli tondi (2691-2692) da S. Pietro delle Scale; una Vergine col Bambino seduta in un giardino di rose (888) da Montalcino: una testa di S. Bernardino bene individualizzata, proprietà della famiglia Palmieri: una Madonna con Santi (558) prestata dal barone Marcello Sergardi Biringucci: quest’ultimo lavoro, una delle più deliziose pitture del maestro, è accompagnato da una Crocifissione in un paesaggio straordinariamente impressionistico, pure dal suo pennello, e da una pregevole piccola predella, senza dubbio opera di Neroccio de’ Landi. Cogliamo ora l’occasione per rendere al suo vero autore un dipinto che imbarazzò più di uno studioso dell’arte senese. Alludiamo alla tavola così romantica e decorativa con S. Giorgio ed il dragone della chiesa di S. Cristoforo, tuttora attribuita al Salvanello, un oscuro e per così dire ignoto dipintore del duegento, mentre nello spirito, nel colore, nei dettagli morfologici, essa si rivela, almeno a noi, come un’opera dello stesso Sano. Non ci dilunghiamo nel dimostrare il nostro asserto, tanto più che i lettori potranno riferirsi ad un articolo, di Lucy Olcott già comparso, in questa Rivista (1). Di Sano pure e non della sua scuola, la predella piena di tanta graziosa ingenuità, dalla raccolta Palmieri. che lui per soggetto la storia della regina di Saba (1512.).


1) V. R. d’A. n.9, pag. 141.


 

7)  – Giovanni di Paolo – La Cacciata dal Paradiso terrestre – Fot. Burton

 

Di quell’artista, poco noto sebbene molto geniale, Giovanni di Paolo, che fu compagno di studio di Sano, vediamo qui otto opere, che quasi tutte ce lo mostrano nella sua disposizione più piacevole e più attraente. Prima fra queste un quadro di altare molto decorativa, da Castel Nuovo Berardenga, rappresentante la Assunzione della Vergine (849) colla firma del pittore e la data 1426, certo uno dei suoi primi importanti lavori, fatto direttamente sotto l’influenza del Sassetta, pur recando già in modo palese le particolari caratteristiche dello stile e dei tipi di Giovanni. Molto piacente è una scena frammentaria del Paradiso (1545) appartenente alla famiglia Palmieri, che gareggia nella vaghezza dei dettagli colla tavola molto simile a questa nella Galleria di Siena. E di nuovo la raccolta Palmieri ci manda un piccolo « Miracolo di S. Domenico » (2634), il quale colpisce tanto pel concetto altamente imaginativo, quanto per le tinte meravigliose e l’accurata esecuzione. Non meno originale e notevole la bella piccola pittura colla « Cacciata dal paradiso terrestre » (10110), prestata da M. Chalandon. A Giovaani ancora vorremmo attribuire la pregevole mezza figura di S. Antonio abate (10109) esposta da M. Benoit di Parigi.

Del Vecchietta, il più grande fra gli allievi (1) del Sassetta, nulla, sebbene una tavola con «San Bernardino sostenuto da angioli» (697), gli si accosti molto nella fattura. La sola pittura che qua porti il suo nume, la misteriosa e affascinante Madonna in orazione dalla chiesa del Rifugio, non è certo della sua mano, se pure della sua scuola.


1) Nella sezione riservata alle miniature e ai manoscritti alluminati riconosciamo una creazione genuina del Vecchietta nell’interessante miniatura (352) col ritratto del Pontefice Pio II, che forma il frontespizio di una Costituzione del Capitolo della Metropolitana di Siena del 1464., ed è semplicemente attribuita al sec. XV. Richiamiamo nella stessa sezione l’attenzione sulle splendide illustrazioni di un «Chorale Romanum» (676) di Giovanni di Paolo, e sul bel «Caleffo dell’Assunta» (269) del più grande miniaturista del trecento, Niccolò di ser Sozzo Tegliacci. Del medesimo Maestro Niccolò devono essere , a parer nostro, le interesanti miniature che adornano la croce processionale (10132) da Lucignano in Val di Chiana.


Di un altro seguace del Sassetta, forse di Priamo della Quercia, un quadro interessante: la Vergine col Putto e angioli suonanti (529) dalla chiesa dei SS. Vincenzo ed Anastasio, opera attribuita, non senza contestazione allo stesso Vecchietta da alcuni critici dal catalogo alla « maniera di Neroccio ».

 

8) Priamo della Quercia (?) – Contrada dell’Istrice – La Madonna col Figlio e Angioli –  Foto Alinari

 

Il raro e personale maestro, Domenico di Bartolo brilla per la sua assenza, ma del suo famoso discepolo Matteo di Giovanni noi contiamo qui buon numero di lavori, molti dei quali sotto altri nomi. Di quelli giustamente attribuiti al più popolare fra i quattrocentisti senesi, il più importante è il famoso « Massacro degli innocenti » da S. Agostino, un dipinto troppo noto per richiedere che se ne faccia altro cenno: prossima in dimensione, se non nell’importanza, una grande, ma per sventura molto scurita tavola, con S. Gerolamo nel suo studio (107), proprietà dell’avv. Cecconi di Firenze, un’opera piena di dignità e ricca nello sfondo di pregevoli dettagli, che in certo qual modo ci rammenta l’affresco del Ghirlandaio collo stesso soggetto in Ognissanti di Firenze. Porta la firma e la data 1482. Le due magnifiche Madonne dalle chiese di S. Eugenia e degli Innocenti (1958, 1660) sono già note  ai lettori della Rassegna (2). La piccola Vergine col Bambino (1740), appartenente al sig. Cinotti,  sebbene molto ritoccata, fu già un dipinto genuino del maestro e possiede tutt’ora molto del suo fascino originale. Quanto alla B. Vergine dalla raccolta Palmieri, venne così barbaramente rifatta da rendere impossibile nel presente suo stato un giudizio definitivo, mentre un’altra Madonna con un gruppo di angioletti scherzosi (381) della signora Liccioli, sebbene in buona condizione, ci sembra solo in parte opera di Matteo. Però; oltre tali pitture, vorremmo menzionarne alcune le quali, sebbene figurino sott’altri nomi, appartengono all’artista stesso. Così abbiamo le tre tavolette che stanno sopra all’Annunciazione del Vanni, da S. Pietro Ovile, e le due figure del Battista e di S. Bernardino, che ora formano le ali laterali alla Madonna di Pietro Lorenzetti, nella medesima chiesa.

La prima di queste opere è ufficialmente ascritta ad un seguace di Simone, l’altra alla « maniera del Vecchietta ». Esse furono dipinte durante i primi anni della carriera di Matteo e mostrano ancora l’influenza del suo maestro, Domenico di Bartolo. Di Matteo ancora, secondo la nostra opinione, piuttosto che del Pacchia o del Cozzarelli, sono le attraenti piccole predelle dalla Confraternita della Misericordia di Buonconvento, colle vivaci loro figure, il bellissimo colore, ed il paesaggio così suggestivo, il più poetico forse di quanti ci  diede l’arte Toscana.


(2) Vedi Rassegna d’Arte di Maggio.


Guidoccio Cozzarelli il più noto degli imitatori e seguaci di Matteo, trovasi qui ben rappresentato da un discreto numero di lavori, dei quali il più grande e più interes-sante, è un Battesimo di Cristo, dal monastero Francescano di Sinalunga, poeticamente concepito e caratteristico del Cozzarelli pei tipi, che pel colore e per l’esecuzione. Di Guidoccio ancora una Madonna con Santi, appartenente al Comune, che ci dà il modo di studiare la differenza di qualità che quasi sempre si riscontra fra le opere di Matteo e quelle del suo scolaro. Altre pitture del Cozzarelli vediamo qui esposte, e cioè: due tavole con Santi da Rosia, una buona Madonna con Santi (515) da Montefollonico, un’altra Madonna molto ridipinta (1665)dalla chiesa degli Innocenti (ascritta al Pacchiarotto), una piccola Vergine call’Infante (2689) da San Giacomo a Montieri ed un’ultima (859) dalla raccolta del Conte Placidi.

I grandi contemporanei di Matteo, Benvenuto di Giovanni, Francesco di Giorgio e Neroccio di Landi hanno un’esposizione meno brillante. Il catalogo poi toglie a Neroccio, per darlo al suo amico e rivale in arte, Francesco, una delle operere che a noi sembrano indubbiamente appartenere all’ultimo periodo della sua attività; vogliamo parlare della Madonna con Santi dalla cappella della SS. Trinità, dipinto squisito sebbene un po manierato. Due tavolette molto caratteristiche di Francesco di Giorgia sono invece attribuite alla « maniera di Neroccio » una simpatica Madonnina (788) del conte Mignanelli, e una Vergine col bambino, molto restaurata ma pur ancora riconoscibile, proveniente dalla Chiesa del Monastero. Giustamente ascritti a Francesco due dipinti (2084) rappresentanti una predica e un miracolo di S. Bernardino, proprietà del Comune. Finalmente dati stesso autore iuta piccola predella, di eccezionale bontà, su cui è ritratta l’erezione di una chiesa (699), appartenente a Don Carlo Mili da Pienza. Di Benvenuto di Giovanni abbiamo qui una grande lunetta con S. Caterina che riconduce il Papa da Avignone, dalla Galleria dell’Ospedale, fatta probabilmente in collaborazione col figlio Girolamo, ed una dolce, squisita Madonnina con Santi (1667) dai SS. Innocenti (1). Venendo ora ai pittori semi eclettici del tardo quattrocento e del principio del secolo seguente, nelle opere dei quali si scorgano i germi di influenze forastiere misti alle tradizioni senesi più antiche, noi troviamo Bernardino Fungai, rappresentato, non solo dalla sua grande Incoronazione di Fontegiusta, ma anche da parecchie tavole di minori dimensioni. Di queste un piccolo « Sposalizio » (490) del signor Giuggioli è un esempio caratteristico della maniera più maestosa di quel pittore, mentre la figura di una Sibilla (72) esposta dal signor Loeser, attribuita alla « maniera del Fungai » è una delle opere più accurate e più piacenti del maestro. Molto affine al Fungai, se non di lui, una piccola Madonna (206 bis) dal Seminario di Pienza. Al Pacchiarotto vennero correttamente attribuiti: tre fra i suoi più interessant i lavori: un ampio polittico SS. Pietro e Fabio in Buonconvento, con alcune figure di una grazia e di una dignità poco comuni; ed in cui vediamo nettamente quanta parte Matteo di Giovanni ebbe nella formazione dello stile di questa autore, una B. Vergine, modellata con grande vigore, con Santi (1548), proprietà della famiglia Palmieri, e finalmente dalla stessa raccolta una S. Famiglia con angeli in un ampio paesaggio (1543), ottimamente eseguita e colorita. Ancora del Pacchiarotto, ma purtroppo

1) Di un seguace senza nome di Benvenuto, sulla personalità artistica del quale speriamo dare ulteriori notizie nella Rassegna, una piacevole e ben eseguita Madonna con Santi (382) proprietà del conte Tommaso inscritta come  come « Scuola senese ».

 

9) Matteo di Giovanni – S- Gerolamo – Prop. Avv. Cecconi – Foto Burton

 

malamente rifatta, una Madonna con Santi (634), sotto la denominazione indeterminata di «scuola senese», proveniente dal Rifugio. Di Girolamo di Giovanni, che sotto più di un rapporto può essere incluso in questo  gruppo di pittori, troviamo qui parecchie opere, nessuna delle quali però ce lo mostra nel suo apogeo. Una grande pala coll’Assunzione dall’Osservanza di Montalcino ce lo presenta in una fase assai caratteristica, quando egli subiva ancora la diretta influenza del padre.

 

Pacchiarotto – Buonconvento – SS. Pietro e Paolo – Madonna con Putto e Santi – Foto Burton

G. del Pacchia – L’Annunciazione – Prop. Arc. Edoardo Martini – Foto Alinari

 

Quest’ opera non manca di una certa severa grandezza e di intensità di sentimento, ma molti le preferiranno senza dubbio dei lavori più tardi e meno ambiziosisi, come la piccola Natività (890) dalle tinte smaglianti, pure da Montalcino e – la S. Caterina che riceve da Cristo la corona di spine (858) appartenente al conte Placidi. Di quel seguace del Fungai, non privo di inte resse, Pietro di Domenico, noi abbiamo almeno due dipinti: una lunetta con una Pietà, molto severa e caratteristica, ascritti alla « Scuola del Pacchiarotto », da Grosseto, ed una Madonna con Santi (29) elencata come « Scuola di Neroccio » dal Seminario di S. Francesco. Andrea di Niccolò è ben rappresentato da quella che può veramente considerarsi come la migliore sua opera esistente, e cioè da un grande ed interessante quadro di altare (940), contenente parecchie graziose figure, da S. Martino a Sarteano. Un tardo dipinto del pittore è uno stendardo eseguito sotto l’influenza del Fungai, dalla chiesa dell’Istrice. Meno accurata nell’esecuzione, ma pure non spoglia di un certo qual fascino, è la pala dipinta per la compagnia dei calzolai, da S. Mustiola. Attribuito, seguendo la tradizione, a quella personalità non ben definita di Matteo Balducci, abbiamo qui un’ampia tavola da S. Spirito, mentre le tre tavolette delle Virtù Teologali, così graziosamente decorative (73), sebbene ugualmente ascritte al Ba1dacci, non ci persuadono di essere uscite dalla stessa mano. Dovute forse ad un maestro nato a Siena, esse più dell’opera precedente serbano i caratteri propriamente umbri. I quattro principali artisti del cinquecento, Pacchia. Beccafumi, Peruzzi e Andrea del Brescianino, sono bene, sebbene non ugualmente, rappresentati. Noi dobbiamo anzitutto congratularci coi compilatori del catalogo per aver ridato al Pacchia come al suo vero autore, la grande pala coll’Ascensione di Cristo della chiesa del Carmine, attribuita con persistenza da quasi tutti i critici al Pacchiarotto. L’attribuzione al Pacchiarotto dev’esser stata cagionata da uno studio superficiale e poco attento della pittura stessa e da una ingiustificata fiducia in una tradizione  relativamente moderna. Un confronto con un dipinto più antico del Pacchia qui esposto, coll’Incoronazione della Vergine, da S. Spirito, basta per stabilire senz’altro la comune paternità delle due opere. Un’interessante, sebbene poco – nota pittura del maestro, l’Annunciazione, dalla Collegiata di Sarteano, di poco posteriore alla tavola di S. Spirito, richiama alla mente come l’artista trattasse altra volta lo stesso soggetto nell’oratorio di S. Bernardino. Beccafumi ha qui, non solo il famoso suo S. Michele, dal Carmine, ma parecchie  altre più piccole rappresentazioni della S. Famiglia.

 

Brescianino – Madonna col Putto – Prop. F.lli Ugurgieri – Fot. Burton

 

Di queste, la più attraente, è senza dubbio il tondo (2520) dal colorito smagliante, di   proprietà del cav. Marri-Mignanelli. Di Baldassare Peruzzi  un’opera sola, la classica Madonna da S. Ansano in Dofana, prodotto caratteristico e presstiché ignorato degli ultimi anni del maestro. Noi vorremmo dare al Brescianino la raffaellesca Madonna col Putto (2508), un po’ indurita da troppa vernice, appartenune alla famiglia Ugurgieri.

Siccome era da aspettarsi, alcune pitture di estraneo li-gnaggio riuscirono a penetrare nella Mo-stra della scuola se-nese. Fra le altre, un polittico (5) molto Gaddesco, proprietà del sig. Galli Duna: una piacevole Madonna della scuola del Pintoricchio (75). e molto prossima al maestro stesso, prestata dal sig. Loeser, ed un delizioso tondo (192) da Sinalungra, attribuito a Neri de’ Bicci, ma evidentemente di quel versatile e spesso attraente artista che fu Pier Francesco Fiorentino. Riguardo al Sodoma, oltre la ben nota S. Famiglia con S. Leonardo e la rifatta Madonna dalla Galleria dello Spedale, vi è poco qui che possa accrescere la fama del maestro. Fatta eccezione per uno stendardo da Montalcino, assai guasto, ma eseguito con molta vigoria. noti abbiamo nulla da dire intorno alle molte opere dei seguaci dell’artista riunite nella mostra. E’ per le pitture del cinquecento più inoltrato esse non entrano nel campo delle nostre ricerche.

MASON-PERKINS

 

Nota. Rammentiamo che la riproduzione delle fotografie Burton, fatte espressamente per la Rassegna, è interdetta.

 


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