La scheda di restauro della Madonna della Scala

                                                        Foto A. Quattrone

LA MADONNA DELLA SCALA 

MICHELANGELO BUONARROTI, 1490

Museo della Casa Buonarroti, Sala dei marmi 

Scheda di restauro

 

La tecnica di realizzazione

La Madonna della scala è stata scolpita da Michelangelo quando aveva appena quindici anni ed è una delle prime prove del suo apprendistato svolto nel Giardino di San Marco sotto la guida di Bertoldo, ultimo allievo e collaboratore di Donatello, scomparso nel 1491.

Se dal grande maestro del Quattrocento deriva la particolare tecnica a bassorilievo dello “stiacciato”, michelangiolesca è invece la scala monumentale della composizione dominata dalla Vergine che occupa tutto lo spazio disponibile, e col Figlio, di spalle, che stringe al suo seno in una posa che tornerà in opere più tarde di Michelangelo, quali il gruppo scultoreo della Madonna Medici della Sagrestia Nuova e il cosiddetto “Cartonetto”, disegno di Casa Buonarroti. 

Sono ancora visibili i segni della delicatissima lavorazione eseguita da Michelangelo con scalpelli, calcagnuoli e con gradine a due e a tre punte di piccole dimensioni che hanno lasciato solchi di 1 mm circa, soprattutto in corrispondenza dei tre putti retrostanti, sulla sinistra, che mostrano inequivocabilmente l’intenzione e la capacità di creare i volumi e le profondità visive grazie all’incidenza della luce sui piani lavorati in modo differente. Nonostante la lastra misuri pochi centimetri di profondità (dai 2,5 ai 4 cm circa) le figure sono disposte su quattro piani che, gradualmente, culminano in quello del Bambino, fino ad individuare la piccola figura quasi impercettibile alle spalle della Vergine. Le superfici più levigate, perfettamente polite, assumono l’aspetto morbido negli incarnati della Madonna e del Bambino e quasi trasparente nella realistica resa dei panneggi.

 

       

         Fig. 1) Lato Posteriore. Segni di lavorazione                Fig. 2) Foto a luce trasmessa (TL)

L’attuale modalità di fruizione dell’opera attraverso un box di plexiglass protettivo, con un sistema di ancoraggio della lastra alla parete, ha consentito di visionare il lato posteriore (fig.1) sbozzato con subbia verticalmente ed orizzontalmente e con scalpelli piatti di 2/3 mm in corrispondenza del bordo e di un’originaria scaglia del marmo (cit. di Jhon Taylor scultore), nonché di eseguire agevolmente una foto con luce trasmessa (LT). La suggestiva immagine (fig.2) mostra gli spessori della lastra restituendola in trasparenza nella sua struttura mineralogica. E’ interessante notare una venatura quasi impercettibile che, partendo dal collo del Bambino e assecondandone la curvatura naturale della spina dorsale, prosegue verticalmente sul panneggio della Madonna fino al sedile cubico e diminuisce gradatamente ad angolo retto verso il ginocchio sinistro. Tale venatura presenta inclusi più scuri in corrispondenza del palmo rilassato della mano destra del Bambino, quasi a formare un’ombra naturale. 

Una seconda venatura, parallela alla precedente, è in corrispondenza della fine del panneggio del vestito della Vergine che morbidamente ne avvolge la caviglia sinistra.

 

Lo stato di conservazione e gli interventi precedenti

Trascorsi venticinque anni dall’ultimo restauro a cura di Agnese Parronchi (Restauro del 1997), grazie al sostegno dei Friends of Florence e all’approvazione della Soprintendenza e della Direzione del Museo di Casa Buonarroti, è stata valutata la necessità di approntare un nuovo intervento di pulitura sulla Madonna della scala per rimuovere le sottili stratificazioni dei depositi atmosferici di natura coerente ed incoerente che opacizzavano e alteravano cromaticamente il delicatissimo rilievo. 

L’opportunità di poter affiancare i restauri delle prime due opere michelangiolesche è stato motivo di studio, di confronto e di conoscenza grazie al supporto delle indagini scientifiche non invasive e delle nuove tecniche fotografiche che hanno permesso di monitorare gradualmente l’intervento di pulitura.

Come già descritto nella tecnica di lavorazione, la riduzione delle microporosità delle superfici maggiormente levigate, che risultano più luminose e chiare rispetto a quelle meno rifinite, ha in parte ostacolato l’assorbimento dei prodotti a base organica utilizzati nel corso dei decenni soprattutto nelle fasi di calcatura favorendo una maggiore incidenza della luce su di esse. Infatti, la diversa struttura mineralogica della zona compresa tra la schiena sinistra del Bambino e la mano sinistra della Madonna, con parte del panneggio appena sottostante, presenta una superficie più compatta e cromaticamente dissimile dalle altre. 

L’immagine ottenuta con lampade ultraviolette mostra una superficie piuttosto omogenea dove sono molto evidenti i residui delle calcature in corrispondenza dei sottosquadra e dei segni di lavorazione più profondi, mentre alcune abrasioni di origine incerta si riscontrano sulla spalla sinistra della Madonna e sulla parte centrale del sedile.

Non si può non restare affascinati dalle lavorazioni che il giovane artista aveva già ben chiare, riuscendo, così precocemente, a dominarle con attrezzi quasi sicuramente da lui stesso creati per ottenere ciò che oggi ammiriamo.

 

Le indagini scientifiche e l’intervento di restauro conservativo

Grazie alle indagini scientifiche a cura dell’ISPC-CNR in spettroscopia IR in modalità di riflettanza totale non invasiva per la caratterizzazione di eventuali prodotti di alterazione come protettivi e/o distaccanti, e grazie alla scrupolosa e attenta supervisione della Direzione Lavori, è stato possibile monitorare l’intervento di pulitura adottando una metodologia graduale e selettiva utilizzando esclusivamente alcol decolorato ed acqua demineralizzata, applicati localmente con tamponi di cotone idrofilo previa delicata spolveratura con pennelli a setole morbide ed aspirapolvere a velocità variabile. L’assoluta mancanza di cere e di polimeri fluorurati, a differenza della Centauromachia, ha orientato la scelta dei solventi sopracitati riducendo la quantità e la ripetitività dei saggi preliminari su un rilievo dalle dimensioni contenute.

Il progetto diagnostico, con “le analisi colorimetriche, prima e dopo l’intervento di restauro, hanno permesso di stabilire quanto e come il colore si sia modificato a seguito dell’intervento” restituendo equilibrio nei volumi e luminosità in corrispondenza delle superfici polite e più esposte.

 

                     1. Prima del Restauro, foto A. Quattrone

 

                       2. Dopo il restauro, foto di A. Quattrone

 

 

La restauratrice

Daniela Manna

 


 

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