Salander-O’Reilly Galleries: le stampe a pigmenti di Sudek

Josef Sudek: Stampe a pigmento. Salander-O’Reilly Galleries, 1998, New York

da: Art in Print Review, vol. 3, n. 3, (gennaio-febbraio) 1999

Traduzione di Andreina Mancini

Sebbene sia noto per le sue fotografie di Praga – monumenti avvolti dalla nebbia, strade vuote e angoli deserti nei lussureggianti parchi della città – a volte sembra che il fotografo ceco Josef Sudek (1896-1976) abbia lasciato raramente il suo studio. Le nature morte e le vedute contemplative fotografate dalla sua finestra suggeriscono una sensibilità solitaria e privata. Queste piccole fotografie – una foglia delicata contro una finestra rigata dalla pioggia; tre cipolle, la cui fragile buccia è appoggiata su un tavolo di legno consumato – danno il tono a questa bella mostra di stampe a pigmenti di Sudek, allestita in ottobre alla Salander-O’Reilly Galleries.

Tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50, Sudek selezionò alcuni dei suoi negativi preferiti per realizzare stampe a pigmenti, un procedimento complesso che risale al XIX secolo e che consiste nel bruciare un’immagine dentro un tessuto di carbonio, che viene poi trasferito su carta fine e ruvida. I risultati, stampe squisitamente tattili e lavorate a mano, sottolineano la visione epica di Sudek e riflettono il suo amore per le immagini morbide ed eteree dei Pittorialisti. Anche i paesaggi visibili in questa mostra – come Il cimitero di Mala Strana, in cui Sudek si è concentrato su un singolo ramo catturato dentro un raggio di sole – hanno una qualità intima.

Nato fuori Praga, Sudek, che avrebbe dovuto fare il rilegatore, ha attraversato due guerre mondiali (ha perso un braccio nella Prima Guerra Mondiale) e l’occupazione del suo Paese, ma riguardo a tutto questo le sue fotografie mostrano una serenità infallibile. Ha trascorso un periodo in una casa di riposo per veterani di guerra, dove ha realizzato una serie di fotografie dei ricoverati; ha lavorato come fotografo commerciale negli anni ’30, realizzando immagini astratte e moderniste di oggetti in vetro e di mobili, ispirate alla Bauhaus e all’avanguardia russa; e dopo aver acquistato una macchina fotografica panoramica durante la Seconda Guerra Mondiale, ha iniziato una serie di vedute panoramiche di Praga, pubblicando 284 di queste immagini in un libro nel 1959. Ma le ricche e uniche stampe a pigmenti di Sudek, molte delle quali di soggetti quotidiani, catturano qualcosa dell’essenza dell’approccio del fotografo. “Mi piace raccontare storie sulla vita di oggetti inanimati”, ha detto una volta. “Per raccontare qualcosa di misterioso”.

Questa mostra è stata la prima di una serie di esposizioni programmate da Salander O’Reilly, che rappresenta l’eredità dell’artista, ognuna focalizzata su un tema specifico. Con un catalogo che comprende saggi di Anna Farova, Ian Jeffrey, Barbara Michaels, Martin Peretz e Katherine Porter, ecco un ottimo inizio per la serie su Sudek e un buon auspicio per l’incursione nel mondo  della fotografia di Salander-O’Reilly.

                                                                                   Jean Dykstra

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