San Miniato a Monte, il restauro dell’Altare del SS. Crocifisso

RESTAURO DELL’ALTARE DEL SANTISSIMO CROCIFISSO

LO STATO DI CONSERVAZIONE

 

Tutte le superfici lapidee e ceramiche erano interessate da un consistente deposito di particellato incoerente e da depositi coerenti untuosi di colore nero/bruno (nerofumo) in particolare nell’intradosso della volta.

Le maioliche invetriate dell’estradosso della volta sono interessate oltre che dai più consistenti depositi di polvere anche da depositi di materiale organico ed inorganico cementato alla superficie a causa della presenza di acqua di condensazione. La superficie delle tessere della copertura si differenzia per la omogeneità dell’invetriatura in base alla colorazione (in fase di cottura della vetrina i pigmenti in essa contenuta reagiscono in maniera differenziata producendo superfici più o meno compatte e regolari). Mentre la superficie delle tessere bianche appare appunto compatta e regolare, quella delle tessere verdi viceversa appare ad una osservazione microscopica estremamente scabra; questa caratteristica della superficie ha consentito alle concrezioni si ancorarsi al substrato in maniera molto più tenace.

Molte delle stuccature del manufatto, riconducibili al rimontaggio dello stesso nel dopoguerra, sono inadeguate sia per cromia che per composizione (gesso e cemento).

Le colonnine ai lati della mensa d’altare sono instabili a causa del degrado dei materiali di posa (gesso e cunei in legno).

INTERVENTO DI RESTAURO

Le operazioni di pulitura delle superfici si sono sviluppate secondo un principio di gradualità selettiva e di differenziazione di trattamento delle superfici a seconda del loro stato di conservazione. Pregressi interventi di restauro molto aggressivi hanno infatti intaccato pesantemente le superfici lapidee che appaiono “spellate” con assenza pressoché totale di ossalati o depositi di antichi protettivi o eventuali policromie e con la presenza di graffi causati da spazzolatura dei marmi presumibilmente in fase di corrosione da attacco acido. Il nostro trattamento di pulitura delle superfici si prefigge di conservare completamente le patine nobili sopravvissute.

SINTETICA DESCRIZIONE DELLE OPERAZIONI EFFETTUATE

  • rimozione dei depositi incoerenti mediante aspirazione ed azione meccanica con pennelli a setola morbida
  • lavaggio con acqua demineralizzata nebulizzata ed asciugatura con spugne poliviniliche
  • pulitura localizzata delle superfici dorate con tamponi di cotone imbevuti in acqua demineralizzata, soluzione di tensioattivo non ionico, solvente apolare
  • applicazione generalizzata di impacchi di soluzione acquosa di tensioattivo non ionico a bassa concentrazione supportata con carta giapponese (30 minuti di contatto) seguiti da leggera azione meccanica con spazzole a setola morbida e risciacquo
  • applicazione localizzata di impacchi di soluzione acquosa di bicarbonato d’ammonio al 20% supportata con carta giapponese (20 minuti di contatto) seguiti da leggera azione meccanica con spazzole a setola morbida e risciacquo
  • applicazione localizzata di impacchi di soluzione acquosa di carbonato d’ammonio al 20% supportata con polpa di cellulosa (20 minuti di contatto) seguiti da leggera azione meccanica con spazzole a setola morbida e risciacquo
  • rimozione dei depositi di cera dapprima a bisturi e successivamente con tamponi di cotone imbevuti di solvente apolare
  • rimozione delle stuccature degradate o non compatibili
  • incollaggio dei frammenti lapidei distaccati o pericolanti mediante resina epossidica specifica per incollaggio
  • stuccatura delle lacune del materiale lapideo mediante malte differenziate secondo le caratteristiche del materiale costitutivo realizzate con polveri di marmo legate con resina acrilica (Paraloid B72) secondo la formulazione del laboratorio di restauro del Metropolitan Museum of Art in NY
  • rimozione delle stuccature di raccordo delle maioliche dell’intradosso dell’arco, matericamente e cromaticamente non compatibili e integrazione mediante nuove stuccature successivamente ritoccate cromaticamente
  • fissaggio delle colonne che affiancano l’altare mediante incollaggio con resina epossidica specifica per incollaggio
  • ritocco pittorico delle stuccature compatibili e quindi conservate
  • stesura di un protettivo superficiale (cera microcristallina)

 

Sara Penoni, Cristiana Todaro, Stefano Pasolini,  Bartolomeo Ciccone


 

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